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Blacklist ADM dei domini illegali: guida completa al meccanismo di inibizione

La blacklist ADM dei domini illegali è l'elenco ufficiale dei siti di gioco non autorizzati bloccati in Italia. A maggio 2026 supera 12.000 domini. Scopri come funziona il meccanismo ISP/PSP, il cybersecurity shield per Wi-Fi pubblici e come segnalare un sito sospetto all'ADM.

Maurizio Fiasco
Autore Maurizio Fiasco Casinò/Bonus
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La blacklist ADM dei domini illegali è lo strumento con cui l’Italia contrasta il gioco d’azzardo online non autorizzato: un elenco ufficiale dei siti web inibiti, aggiornato con cadenza settimanale, che gli Internet Service Provider sono obbligati per legge a bloccare. A maggio 2026, il contatore ha superato quota 12.156 domini — erano 11.481 appena a settembre 2025. Non si tratta di una lista statica: il mercato illegale genera nuovi domini mirror con una velocità che i regolatori faticano a eguagliare. Questa guida spiega come funziona il meccanismo, chi è obbligato ad adeguarsi e cosa rischia il giocatore che sceglie di ignorarla.

Indice dei contenuti

Cos’è la blacklist ADM e a cosa serve

La blacklist ADM — formalmente denominata “elenco dei siti web inibiti” — è il registro ufficiale dei domini di gioco online privi di concessione italiana che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblica sul proprio portale istituzionale. La consultazione di questo elenco è obbligatoria per tutti gli Internet Service Provider che operano sul territorio nazionale: devono implementare il blocco tecnico di ogni dominio elencato entro i termini fissati nel relativo decreto di inibizione, in genere 10–15 giorni dalla pubblicazione.

Lo scopo è uno solo: impedire ai giocatori residenti in Italia di raggiungere piattaforme che raccolgono scommesse o gestiscono giochi d’azzardo senza aver ottenuto una concessione ADM. Gli operatori senza concessione non sono soggetti agli obblighi di tutela del giocatore, non contribuiscono al gettito fiscale e non rispettano gli standard di gioco responsabile che la normativa italiana impone ai concessionari. Il contrasto ai domini illegali non è quindi solo una questione regolatoria: è un presidio concreto a difesa del consumatore.

La gestione tecnica della lista è affidata a SOGEI (Società Generale d’Informatica), la struttura IT dello Stato che aggiorna l’elenco e lo rende consultabile agli ISP in tempo reale. ADM si occupa invece dell’iter amministrativo: riceve le segnalazioni, istruisce i procedimenti di inibizione, emette i decreti e li pubblica. Due soggetti con ruoli distinti — uno tecnico, uno regolatorio — che lavorano in parallelo per mantenere la lista operativa.

La base normativa — dall’art. 102 al D.Lgs. 41/2024

Il fondamento giuridico dell’inibizione dei siti illegali risale all’art. 102 del Decreto-Legge 104/2020, che ha formalizzato l’obbligo di blocco DNS/IP per gli ISP italiani. Il D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41 — il decreto di riordino del gioco pubblico — ha rafforzato questo quadro estendendo gli obblighi ai prestatori di servizi di pagamento e introducendo misure più stringenti sul fronte dei flussi finanziari verso operatori privi di titolo concessorio. L’insieme di questi strumenti costituisce oggi il sistema integrato di contrasto al gioco illegale online in Italia.

Chi gestisce la blacklist — il ruolo di SOGEI e ADM

SOGEI garantisce l’infrastruttura tecnica: aggiorna l’elenco in formato consultabile dagli ISP, gestisce i sistemi di ricezione delle segnalazioni e assicura la disponibilità continua del dato. ADM esercita il potere amministrativo: pubblica i decreti di inibizione sul portale www.adm.gov.it/portale/siti-web-inibiti-giochi, gestisce i procedimenti di segnalazione e può disporre la rimozione di un dominio dalla lista qualora le condizioni che avevano determinato l’inibizione vengano meno — come avvenuto con Stake.com nel gennaio 2026.

I numeri della blacklist — crescita ed evoluzione

Chi segue l’evoluzione della blacklist ADM comprende immediatamente la dimensione del fenomeno. Il numero di domini inibiti non è mai stabile: cresce ogni settimana, con picchi mensili che riflettono la capacità degli operatori illegali di moltiplicare i propri punti di accesso attraverso domini mirror e alias. I dati disponibili per il periodo settembre 2025 – maggio 2026 mostrano una crescita netta di oltre 675 indirizzi in meno di nove mesi.

PeriodoDomini inibitiVariazione
Settembre 202511.481
Ottobre 202511.898+417
Dicembre 2025~11.953+55
Gennaio 2026~12.010+172 (nuovi siti, Stake.com rimosso)
Maggio 202612.156++146 (superata quota 12.000)

Da inizio 2026, sono stati aggiunti oltre 544 nuovi indirizzi alla lista. Un ritmo sostenuto, che segnala come il mercato illegale abbia già adottato strategie di resilienza: ogni dominio bloccato viene sostituito rapidamente da varianti e mirror. Il sistema di inibizione è strutturalmente in rincorsa.

La cronologia dei blocchi più significativi

Tra i casi di cronaca più significativi dell’ultimo anno, due meritano attenzione per ragioni opposte. A dicembre 2025, Polymarket — piattaforma di prediction market americana — è stata inserita nella blacklist ADM, probabilmente per la sovrapposizione con la definizione di raccolta di scommesse senza titolo concessorio. Il blocco ha scatenato immediate proteste da parte della comunità crypto e degli operatori finanziari internazionali: ADM ha poi disposto la rimozione dalla lista, riconoscendo l’assenza dei presupposti per l’inibizione. A gennaio 2026, invece, Stake.com — piattaforma di gioco d’azzardo offshore tra le più trafficate al mondo — è stata rimossa dalla blacklist dopo un aggiornamento della propria posizione regolamentare. Questi due casi illustrano un punto importante: la blacklist non è irreversibile. È uno strumento dinamico, soggetto a revisione.

Perché la lista cresce ogni mese

La risposta sta nel modello operativo del gioco illegale online: creare un nuovo dominio costa pochi euro e poche ore. Ogni operatore non autorizzato può attivare decine di mirror per ogni sito bloccato, spesso con varianti ortografiche minime. Il mercato illegale sottrae ogni anno circa 21 miliardi di euro al settore regolato secondo le stime del governo italiano — una massa di denaro che giustifica ampiamente l’investimento nella proliferazione dei domini. Finché la soglia d’ingresso per creare un nuovo dominio rimarrà così bassa, la blacklist ADM continuerà a crescere.

Come funziona il blocco — obblighi per ISP, banche e PSP

Il meccanismo di inibizione opera su due livelli distinti: quello della connettività (ISP) e quello dei flussi finanziari (banche e PSP). Il primo impedisce l’accesso al sito; il secondo blocca i pagamenti verso operatori non autorizzati. La combinazione dei due livelli — introdotta sistematicamente dal D.Lgs. 41/2024 — è la vera novità del quadro normativo attuale rispetto al passato, quando il contrasto si limitava quasi esclusivamente al blocco di rete.

Il blocco DNS/IP da parte degli Internet Service Provider

Gli ISP italiani sono obbligati a implementare il blocco DNS/IP di ogni dominio inserito nella blacklist ADM entro il termine indicato nel decreto di inibizione — in genere 10–15 giorni dalla pubblicazione sul portale istituzionale. Il blocco opera a due livelli complementari: a livello DNS, il resolver dell’ISP non risolve il nome di dominio e restituisce un errore di connessione; a livello IP, i pacchetti destinati agli indirizzi IP associati al dominio vengono filtrati. Il monitoraggio dell’elenco è continuo: gli ISP devono verificare regolarmente gli aggiornamenti pubblicati da ADM e SOGEI e adeguare i propri sistemi di filtraggio in tempo reale.

Obblighi dei PSP e delle banche — blocco delle transazioni

Il D.Lgs. 41/2024 ha introdotto un obbligo esplicito per i prestatori di servizi di pagamento: devono individuare le modalità tecniche per impedire la gestione di operazioni di raccolta o versamento verso soggetti privi di concessione ADM. In pratica, banche e PSP sono chiamati a rifiutare le transazioni verso merchant identificati come operatori illegali. A ciò si aggiunge quanto previsto dal D.Lgs. 231/2007 (normativa antiriciclaggio): gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di trasmettere all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia) le segnalazioni di operazioni sospette (STR) quando rilevano flussi verso soggetti non autorizzati. La cooperazione con Banca d’Italia e Guardia di Finanza completa il quadro di presidio finanziario.

Il “cybersecurity shield” — software anti-illegalità per Wi-Fi pubblici

Una delle novità più discusse del 2025 è l’introduzione del cosiddetto “cybersecurity shield”: un’iniziativa prevista nel quadro della Legge di Bilancio 2025 e promossa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per estendere il blocco dei domini illegali anche alle reti Wi-Fi pubbliche. Il ragionamento alla base è semplice quanto efficace: il blocco DNS degli ISP residenziali copre le connessioni domestiche, ma lascia scoperta la navigazione da bar, biblioteche, aeroporti e qualsiasi esercizio commerciale con hotspot Wi-Fi aperto al pubblico.

Il sistema è stato sviluppato da ADM e SOGEI. Si tratta di un software di filtraggio che gli esercizi commerciali con accesso Wi-Fi pubblico sono obbligati a installare sui propri router e access point. Il software interroga automaticamente l’elenco aggiornato della blacklist ADM e blocca la navigazione verso i domini inibiti in tempo reale, senza intervento manuale dell’esercente. I controlli sul rispetto dell’obbligo sono affidati ad ADM e alla Guardia di Finanza, che possono effettuare ispezioni nei locali.

Come funziona e chi deve adeguarsi

Sono tenuti all’adeguamento tutti gli esercizi commerciali che mettono a disposizione della clientela un accesso Wi-Fi pubblico: bar, ristoranti, alberghi, biblioteche, centri commerciali, aeroporti. Il software di filtraggio viene configurato a livello di gateway di rete e agisce in modo trasparente per l’utente finale, limitandosi a bloccare i domini presenti nella blacklist. In caso di inadempienza, l’esercente è soggetto a sanzioni amministrative. L’obiettivo dichiarato è ridurre la quota di sessioni di gioco illegale condotte attraverso reti non domestiche — un canale di accesso significativo, specie per le fasce più giovani.

Come segnalare un sito di gioco illegale all’ADM

Il sistema di inibizione funziona anche grazie alla collaborazione dei cittadini: chiunque rilevi un sito di gioco non autorizzato può segnalarlo ad ADM attraverso canali ufficiali. Le segnalazioni verificate alimentano il processo di inibizione e possono portare all’inserimento di nuovi domini nella blacklist. È altresì possibile verificare in anticipo se un operatore è autorizzato — prima ancora di registrarsi o depositare — consultando direttamente il portale istituzionale.

I canali ufficiali — PEC, email e app Gioco Legale

CanaleContattoUso
PECsiti.illegali.giochi@pec.adm.gov.itSegnalazione formale, con valore legale
Emailadm.giochi.segnalazionesiti@adm.gov.itSolo per siti di raccolta illegale
App Gioco Legale (ADM)Disponibile su App Store e Google PlaySegnalazioni anonime (gioco minorile, siti illegali, eccesso contanti)
Modulo onlinePortale ADM (www.adm.gov.it)Segnalazione guidata via web

La PEC è il canale preferenziale per le segnalazioni formali, in quanto garantisce la tracciabilità della comunicazione e attribuisce valore legale alla data di invio. L’app “Gioco Legale” è invece pensata per il cittadino che vuole segnalare in modo semplice e, se necessario, anonimo.

Come verificare se un sito è autorizzato o inibito

Prima di iscriversi a qualsiasi piattaforma di gioco, è buona pratica effettuare due verifiche distinte sul portale ADM. La prima riguarda la concessione: l’elenco aggiornato dei concessionari italiani è consultabile su www.adm.gov.it nella sezione dedicata agli operatori autorizzati. La seconda verifica riguarda lo stato di inibizione: l’elenco completo dei siti bloccati è disponibile all’indirizzo www.adm.gov.it/portale/siti-web-inibiti-giochi. Un sito non presente tra i concessionari e non ancora bloccato non è necessariamente sicuro: potrebbe essere semplicemente in attesa di inibizione.

Conseguenze per i giocatori che usano siti non autorizzati

Giocare su un sito non presente nell’elenco dei concessionari ADM espone a rischi concreti che vanno ben oltre il semplice disservizio tecnico. Il quadro è chiaro: nessuna tutela, nessun rimedio, nessun interlocutore istituzionale in caso di problemi. È un salto nel vuoto che molti sottovalutano, attratti da bonus e quote apparentemente più vantaggiosi rispetto a quelli degli operatori autorizzati.

Rischi finanziari e di protezione dei dati

Le vincite realizzate su piattaforme non autorizzate non sono garantite da alcun organismo di vigilanza. L’operatore può semplicemente non pagare — e non esistono strumenti di reclamo, né arbitrato, né tutela giurisdizionale efficace per recuperare le somme. Analogamente, i fondi depositati possono essere congelati o sottratti senza possibilità di rivalsa. Sul fronte dei dati personali, gli operatori illegali non sono soggetti agli standard KYC/AML né alle norme europee sulla protezione dei dati (GDPR), il che li rende terreno fertile per il furto d’identità e la vendita di informazioni a terzi.

Profili sanzionatori

Il quadro giuridico italiano prevede che anche il giocatore, in determinati contesti, possa essere soggetto a conseguenze. L’art. 110 del TULPS disciplina alcune fattispecie relative alla partecipazione a giochi non autorizzati. Più concretamente: i flussi finanziari verso operatori illegali possono innescare segnalazioni di operazione sospetta da parte della banca o del PSP all’UIF, con potenziale blocco del conto corrente in attesa di accertamenti. Non si tratta di un rischio teorico — è una conseguenza diretta dell’obbligo di segnalazione introdotto dal D.Lgs. 231/2007.

Domande frequenti

Conclusione

La blacklist ADM dei domini illegali è lo strumento cardine con cui l’Italia contrasta il gioco online non autorizzato: oltre 12.000 siti inibiti a maggio 2026, con centinaia di nuovi indirizzi aggiunti ogni mese. Il sistema è integrato — blocco DNS degli ISP, blocco delle transazioni da parte di banche e PSP, e il nuovo cybersecurity shield per le reti Wi-Fi pubbliche — e poggia su un quadro normativo che si è progressivamente rafforzato dall’art. 102 del DL 104/2020 fino al D.Lgs. 41/2024. La raccomandazione è semplice e vale sempre: prima di iscriversi a qualsiasi piattaforma di gioco, verificare la presenza del sito nell’elenco dei concessionari ADM su www.adm.gov.it. Giocare su un operatore autorizzato non è solo una scelta legale — è l’unica scelta che garantisce tutela reale.

Gioco responsabile: se il gioco smette di essere un intrattenimento, chiama il Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo (TVNGA): 800 558822 — servizio gratuito, attivo tutti i giorni. Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica.